FAQ – Le domande più frequenti

Se vado in un ufficio di polizia a raccontare di violenze o di atti persecutori di cui sono vittima sarò poi costretta a presentare la denuncia?

La vittima può esporre la situazione che sta vivendo chiedendo quali siano le soluzioni possibili e a lei spetta valutare autonomamente come comportarsi senza alcun obbligo, salvo i casi gravissimi, per particolari tipi di reato e per la salvaguardia dei propri figli.

Se presento una denuncia nei confronti di mio marito dovrò lasciare la casa coniugale?

Se non c’è un imminente pericolo per l’incolumità personale non si deve lasciare la casa dove si vive con il coniuge, né costui verrà informato della denuncia se la vittima non viene prima messa in condizioni di sicurezza. Per esempio dopo la denuncia l’Autorità Giudiziaria, se ne vede la necessità, può disporre l’allontanamento dalla casa familiare del coniuge violento o il divieto di avvicinamento alla vittima.

Se decido di andare in Questura per denunciare gli abusi o chiedere un consiglio dovrò mettermi in coda e aspettare il mio turno con tutti gli altri utenti?

Chi vuole esporre la propria vicenda di maltrattamenti può chiedere all’ingresso di parlare con il personale addetto alla trattazione di tali reati oppure telefonare preventivamente al centralino della Questura, chiedere di essere messa in contatto con il personale preposto e fissare un appuntamento.

Se presento la denuncia contro il padre dei miei figli, o del mio attuale compagno, rischio di essere separata dai miei figli?

No, i figli vengono lasciati alla mamma. Solo nei casi di maltrattamenti in famiglia i figli minorenni non vengono lasciati con il soggetto maltrattante, se questa è la mamma.

Se presento la denuncia contro mio marito, o il mio compagno, comprometto la sua attività lavorativa perché potrebbe perdere il lavoro?

Gli uffici di polizia non informano mai terze persone della presentazione della denuncia in quanto vincolati dal segreto d’ufficio. Per contro se il datore di lavoro viene a conoscenza di tale circostanza per altri canali non vi è nessuna norma che preveda il licenziamento poiché i fatti accaduti in ambito familiare sono generalmente estranei al contesto lavorativo.

Se non posso fornire testimoni che confermino le mie dichiarazioni sui maltrattamenti subiti rischio di non essere creduta?

Non è indispensabile che ci siano testimoni che abbiano assistito alle violenze. E’ opportuno avere riscontri oggettivi, come per esempio referti medici, messaggi di minaccia, chiamate alle Forze dell’Ordine per richiesta di aiuto.

Cosa succede se chi mi maltratta ha un’arma?

La Questura, effettuate le prime verifiche, adotta provvedimenti per il ritiro di armi e munizioni al maltrattante. Può anche essere tolta la patente di guida in taluni casi.

A cosa serve un ammonimento?

Serve a diffidare il maltrattante dal continuare a tenere quelle condotte che inducono la vittima in una condizione di ansia per sé e i propri figli o addirittura a farle cambiare le abitudini di vita. Se la persona che viene ammonita ripete le condotte vietate si procede d’ufficio per il delitto previsto dall’ art. 612 bis (reclusione da 6 mesi a 5 anni) e la pena può essere aumentata fino a un terzo.

Quale è la differenza per la vittima tra chiedere un ammonimento al Questore e presentare querela?

L’ammonimento consiste in un atto amministrativo ed è piuttosto rapido. La querela si presenta entro 90 giorni dall’ultimo episodio di violenza agli Uffici di Polizia, che la trasmettono all’Autorità Giudiziaria, e dà avvio a un processo penale.

Si può ritirare la richiesta ammonimento? Si può ritirare la querela per atti persecutori art. 612 bis del codice penale?

Sì, si può ritirare la richiesta di ammonimento mentre il procedimento è in corso e la querela durante l’inizio dell’iter processuale.

Sono in Italia da poco tempo e non so parlare bene l’italiano. Temo di non riuscire a spiegare quello che mi sta accadendo.

Se la vittima ha qualche difficoltà a comprendere o a parlare l’italiano si richiede la collaborazione di interpreti di fiducia, vincolati dal segreto d’ufficio, che manterranno il più stretto riserbo su quanto verrà riferito.

Se presento denuncia di maltrattamenti nei confronti di mio marito e/o, per questo motivo, decido di allontanarmi dall’abitazione coniugale, mi verrà revocato il permesso di soggiorno per motivi familiari?

L’attuale normativa prevede il rilascio di un particolare permesso di soggiorno nei confronti di coloro che denunciano gli abusi e collaborano all’Autorità Giudiziaria durante il procedimento penale. Questo permesso di soggiorno potrà essere convertito per motivi di lavoro e consente la presa in carico dei figli minorenni.

Se decido di denunciare l’autore degli abusi o dei maltrattamenti devo prendere un appuntamento con l’Ufficio Immigrazione tramite i canali solitamente utilizzati per la richiesta/rinnovo del permesso di soggiorno?

Chi vuole esporre la propria vicenda di maltrattamenti può chiedere all’ingresso di parlare con il personale addetto alla trattazione di tali reati oppure telefonare preventivamente al centralino della Questura, chiedere di essere messa in contatto con il personale preposto e fissare un appuntamento.