Il Consultorio familiare

Cogliere il disagio nelle cose non dette

C’è un bel via vai, ogni giorno, al Consultorio familiare e pediatrico di via Baracca: ci sono molti motivi per incontrare gli operatori: una visita ginecologica e ostetrica, una seduta con la psicologa, un colloquio con l’assistente sociale o l’educatore, un appuntamento con l’infermiera professionale o pediatrica…
Da sole, con il bambino, in coppia, con qualche amica o sorella, le donne sono le grandi fruitrici di questa struttura, che offre un’équipe multidisciplinare ed è parte integrante del Dipartimento Materno Infantile dell’Asl AT.

Nel corso di uno degli incontri può capitare che la donna riveli di subire maltrattamenti in famiglia o che l’adolescente confidi di aver assistito, in casa, a episodi di violenza.
Il racconto, e insieme la richiesta di aiuto, potrebbero scaturire nel corso di una visita o di una conversazione, già programmate, o per tutt’altro motivo; la capacità del personale di cogliere “qualcosa che non va”, davanti ad un segno sospetto sul corpo o al disagio espresso durante il colloquio, può far emergere una situazione di difficoltà.

Altre volte le vittime di violenza salgono le scale del Consultorio con il preciso intento di manifestare la loro difficoltà e di cercare una soluzione. Se sono straniere troveranno le mediatrici culturali che parlano la loro lingua per favorire una migliore comprensione con i professionisti socio-sanitari.

“Lavoriamo ogni giorno per creare un clima favorevole all’ascolto attivo, per tutta l’utenza che si rivolge al servizio. Il  principio è: cogliere ed  accogliere. Una modalità che sostiene anche le vittime o i testimoni di violenza psicologica e sessuale ad aprirsi”.

Francesca Sacco, assistente sociale.

Si sentono parlare tante lingue, al Consultorio, perché la maggior parte delle utenti è di nazionalità straniera.

“Qualche livido oppure uno sguardo triste, un pianto improvviso…. quando il disagio non è dichiarato bisogna saper cogliere i segnali. Le donne straniere decidono generalmente di denunciare il maltrattante molto tardi, quando già ci sono i figli. Altre durante la gravidanza per difendere il nascituro. La maggior parte di loro non lavora e questo complica le cose perché le rende dipendenti dall’uomo. Ma ci sono anche le storie che finiscono bene, ed è quando si ha il coraggio di rompere il legame con il proprio maltrattante, senza necessariamente arrivare alla denuncia”.

Sabina Darova, mediatrice culturale.

La psicologa, l’assistente sociale, l’educatore, insieme alla mediatrice culturale, sono le figure professionali che più spesso affiancano, individualmente o insieme, la donna maltrattata, costruendo un percorso di aiuto con gli operatori dei servizi che operano sul territorio, le forze dell’ordine e la magistratura. Insieme alla donna viene subito verificato l’eventuale coinvolgimento dei figli minori come vittime di violenza assistita.
Per gli aspetti legali, legati alla denuncia (e non), fondamentale è anche il ruolo dell’avvocato volontario che presta servizio, su appuntamento, al Consultorio.

 

La struttura, attiva dal 1977, cioè da ben 42 anni, al fine di favorire la fruizione dei servizi funziona con accesso libero (con prenotazione per le visite ginecologiche ed ostetriche senza l’impegnativa del medico di base o del pediatra di libera scelta), riservato e gratuito.
L’Asl AT gestisce anche un altro Consultorio familiare, situato nella Casa della salute di Nizza Monferrato.