Cinque domande a Matteo Massimelli
Sindaco di Incisa Scapaccino (maggio 2014 – giugno 2024)
Come commenta il lavoro fatto a scuola sulla violenza alle donne?
Mi colpisce molto positivamente. La vicenda di Floriana Floris ha creato una ferita nel paese. E’ stato un bene che se ne sia parlato a scuola, anche per ribadire ciò che ormai molti di noi hanno chiaro: non esistono realtà, né piccole e né grandi, dove la violenza sulle donne non si manifesti. E’ utile far crescere questa consapevolezza nei bambini e negli adolescenti. Avendo una funzione pedagogica, gli insegnanti possono fare molto. E il Comune non a caso ha voluto portare la mostra di SOS donna al Foro Boario.
L’indagine nella 1B della scuola secondaria ha messo a nudo le molestie che le ragazzine (poco più che bambine) hanno già subito qui o altrove. Che fare?
La soluzione contro situazioni di potenziale pericolo non può essere quella di chiudere in casa le ragazze, limitando la loro libertà. Se c’è un rischio se ne parla, si agisce per cercare di prevenirlo o di rimuoverlo. Un ruolo importante di attenzione e dialogo con i figli ce l’hanno le famiglie, ma spesso i figli non si confidano con i genitori. Penso che sarebbe una buona cosa se il Comune e la scuola attivassero uno sportello di ascolto per gli adolescenti e costruissero un percorso di aiuto capace di coinvolgere le famiglie e alcune figure professionali specializzate. Lo psicologo non può fare tutto da solo e non può essere una presenza a se stante. Un presidio contro il disagio giovanile e la violenza di genere sarebbe assai utile. L’Amministrazione Comunale e la scuola possono lavorare insieme, ma alle ragazze dico: non abbiate paura di parlare.
Il caso di Floriana Floris ha evidenziato anche il problema (o la scelta) della solitudine individuale, della mancanza di relazione tra persone che abitano nello stesso luogo. In un paese come Incisa di 2040 abitanti tutti dovrebbero conoscersi. Sbagliato pensarlo?
Spesso si sottolinea come il punto di forza dei piccoli comuni sia proprio la possibilità di conoscersi meglio. Ma proprio perché sono luoghi tranquilli e appartati, c’è chi li cerca anche per segnare una certa distanza tra sé e gli altri: per carattere, scelta di vita, ritrosia. In questi dieci anni da sindaco mi è stata chiara la difficoltà delle Amministrazioni Comunali come la nostra di arrivare a tutti, entrare in tutte le case. Sicuramente il Covid ha accentuato lo stato di isolamento e ha inciso sul disagio dei giovani e degli anziani, ma non è solo questo: dobbiamo provare a ritrovare il piacere di incontrarci, stare insieme. Superare l’abitudine che la paura del contagio, prima, e la pigrizia, poi, ci hanno consegnato, facendoci assumere comportamenti di indiscutibile comodità (le riunioni di lavoro in videoconferenza, la spesa fatta online, ecc.) ma che ci tengono lontani dagli altri.
Il femminicidio di Floriana resterà nella storia di Incisa, mentre ad appena cinque chilometri da qui, neanche un anno dopo, a Nizza Monferrato una diciottenne, Makka, si è sottratta alle violenze del padre, che picchiava anche la madre, uccidendolo. Siamo onesti, cosa possiamo davvero fare contro la violenza di genere?
Il Cisa, consorzio socio-assistenziale di quaranta Comuni del Sud Astigiano, ha da poco aperto una casa rifugio in un luogo che, neppure io che sono il presidente, conosco. Una scelta che ho voluto fare per preservare la riservatezza e la sicurezza delle donne che accoglieremo. Ai problemi emersi anche in questa parte di territorio rispondiamo mettendo a disposizione una casa protetta, disponibile fin dai primi momenti dell’emergenza, quando è necessario, nell’immediatezza, sottrarre la vittima all’uomo che la maltratta o perseguita. Ciò che è accaduto a Nizza e a Incisa (dove a Borgo Villa funziona la comunità mamma-bambino Casa Mimosa, aperta anche alle vittime di maltrattamento e abuso) dimostra che c’è necessità di avere in gestione diretta una struttura protetta. Il Cisa si impegna.
Che cosa si augura per il futuro?
Che a breve, dopo la conclusione del processo, si possano togliere i sigilli dalla casa del femminicidio, che quel luogo silenzioso possa tornare a vivere, avere nuovi abitanti, uscire dall’isolamento e abbandono in cui versa da un anno. Che la brezza di vento che accarezza la girandola di Floriana sappia muovere anche il nostro bisogno di non dimenticare quanto è accaduto, tenere vivo il ricordo di lei, coltivare il cambiamento.
l.n.
Incisa Scapaccino, 26 aprile 2024