Le storie di SOS donna

CAPPUCCETTO
E IL LUPO
SONO ANCORA TRA NOI
IL FEMMINICIDIO
DI FLORIANA FLORIS
NELLE PAROLE
E NEI SILENZI
DEI RAGAZZINI
DI INCISA SCAPACCINO
"Non ti dimentichiamo Flo": ricordo per Floriana Floris
"Non ti dimentichiamo Flo": ricordo per Floriana Floris

Sono cordiali, attente, sorridenti.
Sono le insegnanti delle scuole di Incisa Scapaccino.
Chiedo a una di loro di vederci perché mi racconti come la storia del femminicidio di Floriana Floris è entrata in classe, come si affronta un caso così inatteso e tragico con bambini e ragazzini di un piccolo paese che, da un minuto all’altro, si scopre diverso. Dice di sì. Arriveranno in quattro.

 

Percorro la distanza tra le due panchine rosse, davanti al Foro Boario, e la scuola secondaria dove ci troveremo: ci vogliono poco più di cento passi.
Mentre attraverso piazza Ferraro rifletto sul peso diverso delle parole: quelle che non sempre bastano a se stesse (“L’amore non alza le mani ma ti prende per mano”), incise sulle targhette delle panchine rosse (Floriana Floris morirà esattamente un anno dopo, nel giugno 2023, sotto i colpi di quaranta coltellate), e quelle che aiutano a capire, con le quali a scuola si è cercato di trovare i perché della violenza sulle donne. I simboli e la sostanza.

Le insegnanti di Incisa
Le insegnanti di Incisa
Sulla panchina rossa
Sulla panchina rossa

Conoscevate Floriana Floris?
Il movimento leggero del capo di Lucia Ferrante, Angela Signoretti (primaria), Antonella Marcellino e Ornella Urso (secondaria): “Mai vista o incontrata vagamente mentre passeggiava col cane”.
Due di loro, raccontano, hanno case vicine alla sua. Lei viveva ritirata.

 

Sembra che questa donna più che lasciare tracce di sé abbia impresso la sua ombra.
Ornella Urso: “La storia di Floriana l’abbiamo scoperta davvero dopo la morte. E’ stata un’estate drammatica, i femminicidi fino ad allora li avevamo seguiti da lontano. Quando accade, a due passi da te, stenti a crederci. Ti interroghi: ma io dove ho vissuto fino a oggi? Avrei potuto accorgermene? Fare qualcosa? Sconvolgente. Le scuole avevano chiuso da poco. Con i ragazzi ci siamo rivisti a settembre”.

 

Qualcuno di loro ha voluto parlare di Floriana o lo avete fatto voi?
Lucia Ferrante: “Io posso raccontare per la quarta e la quinta della primaria. Subito non è successo nulla. A ottobre è arrivata al Foro Boario la mostra di SOS donna “Non crederci! Se ti tratta male e poi ti dice: non lo farò più…”. Ho preso spunto da lì e ho chiesto ai bambini: Se dico SOS donna, voi a cosa pensate?”.

 

A che cosa?
Lucia Ferrante: “Mi aspettavo rispondessero: a Floriana, e invece no. Solo una bambina ha detto: a Incisa è morta una donna. Tanti non lo sapevano”.

CINQUE DOMANDE
A
MATTEO MASSIMELLI
“La soluzione contro gli uomini molesti non è chiudere in casa le ragazze”

Come è possibile?
Lucia Ferrante: “Credo che le famiglie abbiano scelto il silenzio per proteggere i figli, sigillarli nel non detto per evitare di impressionarli”.
Ornella Urso: “Anche il paese si è come chiuso in se stesso. Forse il rimorso per non esserci accorti di quello che succedeva oltre quelle finestre, forse un po’ di vergogna, come una macchia che ti senti addosso anche se non hai colpe”.
Lucia Ferrante: “Però c’è una cosa da dire. Quando sono tornati a scuola i bambini avevano ben presente l’omicidio di Giulia Tramontano, la donna incinta avvelenata e uccisa dal suo compagno, ma nulla sapevano di Floriana. Potere della televisione e dei social, che di quel caso avevano parlato per tutta l’estate”.
Ornella Urso: “Qualche mio allievo ha saputo subito di Floriana. E’ andato con la bici fino a Borgo Villa a lasciare un fiore davanti a casa o ci è salito per il desiderio di esserci, la tentazione di guardare”.
Lucia Ferrante: “A ottobre abbiamo preparato i bambini per andare alla mostra di SOS donna. Floriana è stato il punto da cui partire, ma fin da subito abbiamo posto l’attenzione sul problema, più generale, della violenza di genere. Abbiamo fatto vedere il video di Fanpage in cui, a un certo punto, viene chiesto ai maschietti di dare uno schiaffo alla bambina. Nei miei allievi ho visto il terrore negli occhi: non volevano che accadesse. Cerchiamo di capire perché ci sono alcuni uomini che fanno male alle donne, ho detto”.

 

Angela Signoretti: “Con i bambini della quinta ho puntato l’attenzione sulla differenza tra amore e possesso. Ho fatto qualche paragone e ci abbiamo ragionato su: se vai in un giardino e vedi un bel fiore, non lo spezzi per prenderlo, gli dai da bere. Se vuoi bene a una donna, la tratti con gentilezza,  non la picchi. Ci siamo soffermati sul concetto di cura: accudire il fiore, rispettare la donna. Abbiamo concluso: così come ci sono bambini che, se non possono avere un giocattolo, lo distruggono, così ci sono uomini che quando vogliono una donna, e non possono averla, le fanno male. E ci siamo detti che tutto questo non ci piaceva”.

 

Il risultato del lavoro in classe si è visto nelle scritte lasciate dagli scolari sul lenzuolo che chiudeva la mostra. Mi hanno colpita, in particolare, “La donna è oro” dei bambini e “A volte il mostro non è sotto il letto ma dorme con te” degli adolescenti. Pensieri di ragazzini consapevoli. 

Scritta su lenzuolo alla mostra ospitata a Incisa
Scritta su lenzuolo alla mostra ospitata a Incisa

Antonella Marcellino: Sulla violenza contro le donne avevamo lavorato già in passato, partecipando come Istituto Comprensivo delle Quattro Valli anche all’allestimento delle due panchine rosse in piazza Ferraro. Prima di Floriana ne avevamo parlato, come dire, in modo astratto. Dopo di lei è stato chiaro che qualcosa di molto vicino a noi era accaduto e la percezione delle cose brutte, che non si fanno, ha acquistato un altro spessore. Chi tra i ragazzi non ha parlato di Floriana lo ha fatto non per indifferenza ma, credo, per la paura di farsi toccare da un fatto tragico, molto più grande di tutti noi. Poi, arrivati alla mostra, abbiamo letto le frasi degli uomini maltrattanti, studiato i dati sul fenomeno della violenza di genere, ascoltato le storie sul bullismo e cyberbullismo.

 

Lucia Ferrante: Più che dai cartelloni della mostra, i bambini sono stati molto colpiti dalle scritte sulle lenzuola. Continuavano a dirmi: maestra, lì c’è una storia!

 

Le frasi delle vittime di violenza che si raccontano, di chi è riuscita a uscirne e di chi chiede aiuto. Scritte di adolescenti testimoni delle violenze in famiglia, e poi tutto il buono di chi incita le donne ad avere coraggio e a denunciare, delle forze dell’ordine che diffondono il numero di emergenza 112, degli uomini che dicono che è ora di cambiare…

 

Angela Signoretti: “Siamo rimaste sorprese dalla comprensione dei bambini, dalla profondità del loro pensiero di fronte alle frasi. I maschietti musulmani hanno chiesto anche: perché i lenzuoli bianchi? Abbiamo spiegato che sono i teli dell’ospedale di Asti sui quali si coricano le donne quando chiedono di essere curate per i maltrattamenti ricevuti.

 

Può esserci un significato ancora più profondo per il loro interesse: il lenzuolo bianco come  sudario nel quale viene avvolta la salma. Questo è un aspetto che non avevamo considerato nel preparare la mostra.

Immagini dalla mostra

Immagini dalla mostra di SOS donna al Foro Boario

Antonella Marcellino: Nella 1B il discorso sulla violenza contro le donne è proseguito in modo più personale, promuovendo un’inchiesta all’interno della classe. Ho chiesto alle ragazze se avessero mai subito avances non volute, episodi molesti per strada, e come avessero reagito. Si sono raccontate in modo spontaneo e sincero, chi per qualcosa accaduto qui, chi in altri luoghi o Paesi di origine (siamo una classe multietnica). I loro compagni attenti ad ascoltare.

 

Ascolto anch’io.

 

Antonella Marcellino: “Una mia amica ed io siamo state fermate da un signore che ci ha proposto soldi, in cambio di foto intime, invitandoci a seguirlo in macchina”. “Un giorno ho messo la minigonna e un uomo mi ha inseguita tanto da farmi paura e farmi vergognare”. “Un commerciante mi ha proposto di aiutarlo, tentando approcci fisici e perseguitandomi per giorni. Quando ho cercato protezione presso un adulto, si è spacciato per mio padre per tentare di portarmi via”. E così via. Sono anche venuti fuori racconti, diretti e non, di approcci sui social e pedinamenti”.

 

Sono fatti molto pesanti. Come li avete affrontati?

 

Antonella Marcellino: “Parlandone tutti insieme. La cosa che è subito saltata all’occhio è la quantità di storie che riguardano uomini adulti che tentano di adescare ragazze minorenni per strada. Abbiamo deciso di pubblicare la nostra inchiesta sul giornalino della scuola per condividere il problema con le altre classi, allertare le famiglie. L’articolo è uscito un mese fa”.

 

Ornella Urso: “Individuato il problema, il pericolo in tanti casi resta, però, sempre in agguato. Le trappole su internet e whatsapp sono subdole: nonostante quello che spieghiamo, ci sono ragazze che capiscono il rischio astratto, meno quello che potrebbe toccarle quando si sentono sollecitate a scattare qualche foto intima. Credono che quell’immagine resti dentro i confini di un rapporto confidenziale tra due persone, sottovalutano il fatto che possa essere diffusa, entrare in possesso di un pubblico più vasto. C’è ancora molto da fare”.

 

Leggo le conclusioni dell’articolo sul giornalino di classe: “Queste testimonianze – scrivono le giovani della 1B – ci fanno capire quante persone siano convinte che delle ragazze giovani possano abboccare al loro gioco e il nostro timore è che ciò che a noi sembra palesemente una manipolazione, per qualcuno non lo sia e ci siano ancora tante vittime di queste situazioni. Per quanto tempo Cappuccetto dovrà avere ancora paura del Lupo?”.

 

A Borgo Villa il Lupo si è dato un nome e un cognome, Paolo Riccone, l’assassino reo confesso di Floriana Floris.
Di questa storia di femminicidio resta una grande casa gialla disabitata da un anno, le imposte serrate, i sigilli alle porte, il nastro bianco e rosso dei carabinieri rinnovato da poco lungo le facciate, dopo che qualcuno, dicono, ha provato a entrare.
Qui non c’è stato l’amore che non alza le mani, ma ti prende per mano.
Dovremo ricordarti, Floriana, per il tuo lucido coraggio, fino all’ultimo, nel fabbricare le prove contro chi ti stava portando via, fornendoci tu le spiegazioni che non eravamo riusciti a trovare, cristallizzando per sempre la verità nei video: la tua arma, un telefonino, contro la sua, il coltello. Attenderemo la sentenza del processo.

Floriana Floris, 49 anni, da Milano a Incisa per morire in una sera di tarda primavera
Floriana Floris, 49 anni, da Milano a Incisa per morire in una sera di tarda primavera

Hanno ragione le insegnanti di Incisa, la tua vita è passata come un soffio di vento.
Ma il vento torna, ogni tanto, quando vuole, a risvegliare parole necessarie.
Una leggera brezza muove la girandola comparsa in una fioriera davanti a casa. C’è un biglietto: “Non ti dimentichiamo Flo”, e un fiore, una farfalla, un cuore tracciati a matita e poi ripassati col pennarello rosso. Con cura e amore. E’ questa la mano che continuerà a tenerti per mano.

Laura Nosenzo

Incisa Scapaccino, 23 aprile 2024