Prima di dare un contributo di riflessione sui risultati emersi, mi sembra opportuno richiamare alla memoria qualche caratteristica del comportamento pro-sociale.
Sappiamo che se da bambini è più facile provare empatia e avvicinarsi a chi sta piangendo assumendo comportamenti atti a consolarlo, crescendo questa facilità diminuisce, perché influenzata da schemi comportamentali acquisiti con l’esperienza. Si tende a non avvicinarsi ad una persona vestita di stracci a terra che chiede aiuto, per il timore di venire ingannati dall’apparenza e essere derubati da questa. Rispetto all’intervento in situazioni di emergenza, spesso l’ambiguità della situazione inibisce l’agire del singolo, sentendosi inadeguato a capire a fondo la situazione, e solo se si avvicina qualcun altro allora si prende coraggio e ci si avvicina per aiutare.
Questi sono i comportamenti riscontrati in molti casi, ma a fronte di questi, se viene presentata una situazione ipotetica, rappresentante una condizione di pericolo per una persona, quali sono le risposte che si danno? Siamo più in grado di attivarci in aiuto delle persone in difficoltà quando queste sono situazioni reali o quando sono solo ipotizzate? E in particolare quali possono essere i comportamenti degli adolescenti, di ragazzi e ragazze in formazione e non ancora pienamente dentro alle vicissitudini del quotidiano?
Proprio queste domande sono venute in mente nell’analizzare i risultati del questionario.
Di fronte alle situazioni ipotizzate nei casi presentati, più del 90% dei ragazzi ha dato una risposta pro-attiva per affrontare il problema (chiedere l’intervento di un adulto, chiamare il 112, far intervenire le forze dell’ordine). Meno del 10%, in alcuni casi poco più del 5%, risponde che non sono fatti loro, che poi si daranno una calmata, che la cosa non li riguarda.
E i risultati dei questionari della scuola secondaria di primo e secondo grado sono perfettamente sovrapponibili, non ci sono differenze sostanziali. La maggioranza dei ragazzi tra i 13 e i 18 anni in caso di maltrattamenti, esclusione, prevaricazione di persone più fragili interviene. O dice che bisogna intervenire, il che non è poco. Dai dati del questionario non è possibile risalire alle risposte differenziate tra ragazzi e ragazze, ma comunque la percentuale è molto alta e fa presupporre che non ci siano grandi differenze tra i sessi.
Qualche approfondimento è possibile farlo, comunque, analizzando i dati emersi mettendo in comparazione i risultati delle risposte date dagli studenti della secondaria di primo grado con quelli della secondaria di secondo grado nei tre casi presentati in entrambi i questionari.