Procura della Repubblica presso il Tribunale di Asti

Pinocchio aiuta i bambini maltrattati

Anche il puzzle di Pinocchio può aiutare il bambino a raccontare la violenza subita o a cui ha assistito dentro casa.
L’Aula di ascolto protetto per i minori è una stanza raccolta dove niente è casuale. Ci sono giocattoli e peluche: non troppi però, quel tanto che basta per mettere a suo agio il bambino, senza distrarlo per la testimonianza che verrà raccolta dal pubblico ministero o dal personale della Polizia Giudiziaria.
E ci sono fogli bianchi con matite colorate sulla scrivania affinché il piccolo possa disegnare liberamente oppure essere guidato dallo psicologo o dal neuropsichiatra che partecipa al colloquio, che sarà videoregistrato. Al minore è garantita l’assistenza affettiva, cioè può essere affiancato da un genitore o familiare.
Piccolo o grande che sia (la stanza accoglie adolescenti fino a 17 anni di età), chi si siederà su una delle sedie colorate che lo attendono sa che dovrà dire la verità, aiutato da chi raccoglierà il suo racconto a essere consapevole delle ragioni che lo hanno condotto fin qui.

 

Asti lungimirante sui reati contro le fasce deboli

A poca distanza dall’Aula di ascolto protetto, allestita nel 2014 con l’apporto del Soroptimist di Asti, altre stanze accolgono le donne che hanno subito violenza o maltrattamenti. Sono gli uffici dove lavorano gli investigatori della Polizia Giudiziaria, in cui può capitare di imbattersi nella fotografia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dove sulle scrivanie non si trovano solo fascicoli, ma anche depliant contro la violenza sulle donne, per sapere di più su come difendersi e sulla rete di accoglienza e ascolto attiva sul territorio.
E’ qui che, insieme al Pubblico Ministero, il Nucleo fasce deboli della Sezione di Polizia Giudiziaria lavora per accertare la fondatezza della denuncia (se davvero è stato compiuto un reato), cercando riscontri con indagini preliminari svolte a 360 gradi, non solo a tutela della parte offesa ma anche a favore del soggetto indagato: succede talvolta che l’accusa sia falsa, usata in modo strumentale in una lite tra partner o nel contenzioso, senza esclusione di colpi, per l’affidamento dei figli.
Vere o ingannevoli che siano, le denunce sulla violenza alla donna o al minore richiedono sempre un’attenzione particolare perché al centro c’è la persona con il suo doloroso vissuto personale. E dietro ogni caso c’è un tempo più o meno lungo per raccogliere le testimonianze, acquisire la documentazione (medica, sociale, psicologica, ecc.), fare accertamenti bancari e patrimoniali, se necessario attivare le intercettazioni telefoniche, svolgere perquisizioni e pedinamenti, sequestrare i corpi di reato.

 

Il Nucleo fasce deboli

Ogni denuncia o querela che arriva in Procura può avere un’origine diversa: firmata direttamente dalla persona offesa (in Questura, dai Carabinieri, nella stessa Procura), presentata attraverso il suo avvocato, determinata automaticamente per specifici reati (es. violenza sessuale) o dal referto medico trasmesso dal Pronto Soccorso. Altre volte si parte da una segnalazione di terze persone, come il vicino di casa, preoccupato dalle liti continue e violente provenienti dall’appartamento attiguo, o l’insegnante che riscontra ripetuti lividi sul corpo dell’allieva/o.
La casistica è varia, come articolato può essere lo svolgimento delle indagini condotte dal Nucleo fasce deboli: quando se ne ravvisa l’esigenza, possono essere emessi provvedimenti di custodia cautelare, come l’allontanamento del maltrattante dalla casa in cui vive la partner e con divieto di farvi ritorno.
Non tutte le donne che sottoscrivono la denuncia saranno risentite in Procura, ma se questo avverrà, per cercare di attutire il disagio, potranno chiedere di raccontare gli atti subiti alla presenza del personale femminile della Polizia Giudiziaria.
E non si lascia indietro nessuno: anche le segnalazioni anonime vengono registrate e vagliate.

 

Terminate le indagini preliminari, sulla base degli accertamenti svolti il Pubblico Ministero decide se archiviare il procedimento o se rinviare a giudizio l’imputato.
Alcuni processi (violenza sessuale, reati in danno dei minori) si svolgeranno a porte chiuse. La testimonianza della donna come parte offesa sarà fondamentale, come pure quella del minore in veste di vittima o testimone (violenza assistita).
Il procedimento penale potrà assumere varie forme (patteggiamento, giudizio abbreviato, giudizio immediato, direttissima, ecc.) e si concluderà con il pronunciamento della sentenza.

 

Ad Asti i reati accertati più comuni legati alla violenza di donne e minori riguardano stalking (atti persecutori ripetuti), maltrattamenti in famiglia, percosse, lesioni, violenza sessuale, atti osceni in luogo pubblico, adescamento di minori, abuso dei mezzi di correzione.

 

Che cosa fa la Procura nel dettaglio