Comando Provinciale dei Carabinieri

Una Stanza tutta per sé

Sette scalini e poi i percorsi si dividono.
I casi che riguardano la violenza su donne e minori da una parte, tutto il resto dall’altro.
Una separazione che avviene subito dopo la registrazione all’ingresso del Comando: se sono vittime di maltrattamento in famiglia, stupro o stalking non c’è la sala di attesa, non si fa anticamera con il resto dell’utenza, ma c’è la Stanza tutta per sé.
Un’isola in mezzo al bianco: l’unico spazio, tra gli oltre trenta uffici che compongono la caserma Scapaccino, ad avere le pareti colorate. Azzurro, hanno concordato i carabinieri con il Soroptimist di Asti che nel 2017 ha sostenuto il progetto e contribuito ad allestire la stanza. Poi, tolte le divise, si sono messi a tinteggiare: un piccolo gruppo di militari, tra latte e pennelli, che ha compreso l’importanza di far nascere, anche con le proprie mani, un luogo unico per la caserma a servizio del territorio.
Dunque i locali, predisposti per diventare una foresteria, sono diventati aula per le audizioni delle vittime di violenza.

La posizione è strategica: ad appena pochi passi dall’ingresso del Comando, percorrendo un ampio corridoio luminoso che non costringe le donne o il minore in cerca di protezione a passare davanti ad altre porte, altri uffici, altre facce. La Stanza tutta per sé è subito lì, prima porta a sinistra, indicata dalle targhe del Soroptimist e dell’Orecchio di Venere, che ha donato giocattoli, attrezzature e il kit della dignità.
Avvolto nell’azzurro, lo spazio custodisce anche l’ufficio in cui verrà verbalizzata la denuncia da trasmettere in Procura: è quello più defilato. Appena entrati c’è un ambiente spazioso e confortevole in cui il colloquio tra il carabiniere e la donna avverrà sul divano o in poltrona, per trasmettere o ricevere vicinanza, smorzare l’ansia e la paura.

“La volta che sapevo sarebbe arrivata un’adolescente mi sono tolto la divisa e mi sono fatto trovare in abiti civili. Volevo metterla a suo agio, cancellare ogni formalità”.

Tenente Roberto Iandiorio, referente provinciale Carabinieri sui casi di violenza di genere, bullismo e cyberbullismo

 

Un tappeto colorato rompe il grigio del pavimento.
Nella stanza c’è un angolo per i bambini: seggioline colorate e un tavolino con album, matite e giocattoli da usare mentre la mamma racconta poco più in là. Peluche alle finestre e poster alle pareti con i mesi dell’anno fatti a misura di bambino. Vicino al divano, pieghevoli sul centro antiviolenza provinciale L’Orecchio di Venere e sul programma U.mano per gli uomini maltrattanti: da mettere in borsa, sia che la donna che arriva fin qui se ne vada semplicemente dopo aver chiesto informazioni, sia che venga accompagnata in luogo protetto, lontano da casa.

 

Verrà comunque ricevuta dalle figure interne specializzate a gestire casi di violenza (il referente provinciale, un maresciallo o un appuntato). Se occorrerà sarà chiamata la psicologa. E se ce ne sarà bisogno, nella Stanza tutta per sé l’ospite avrà anche un bagno a disposizione in cui rinfrescarsi o fare la doccia, per togliersi almeno dalla pelle il ricordo della paura e il sudore della corsa per essersi lasciata una casa alle spalle.

A quel punto il carabiniere tirerà fuori dall’armadio il kit della dignità e glielo consegnerà. Dentro alla borsa il necessario per l’igiene personale (sapone, spazzolino, dentifricio, doccia shampoo), un pettine e, se la permanenza si protrarrà più a lungo, maglietta intima, calzini, ciabatte, pigiama. E poi – l’Orecchio di Venere ha pensato componendo il kit – anche dei fogli con una biro, per appuntarsi dettagli che aiuteranno a ricostruire meglio tutto il male patito, e uno specchio, per non nascondere a se stessa com’è il volto di una donna che è stato picchiato.

 

E alla fine, ma solo alla fine, si passerà nell’ufficio per scrivere la denuncia, mentre il bambino continuerà a giocare nell’altra stanza. Con lui attenderanno forse anche le assistenti sociali del Comune o le operatrici dell’Orecchio di Venere, perché tante volte si lavoro in gruppo.

 

Infine, se la donna vorrà, nel cortile della caserma ci sarà una macchina ad attenderla che la condurrà in un luogo segreto, un approdo sicuro verso un futuro ancora tutto da scrivere, dove non ci saranno più mani di uomo capaci solo di far paura.